Ma quanto costa l'innevamento artificiale? II parte

m18-turm-technoalpinFonte “Innevamento artificiale nelle Alpi _Una relazione specifica” www.ambientesalute.org

Effetti dell’innevamento artificiale sull’ambiente

Gli effetti ecologici degli impianti di innevamento sono molteplici e in parte controversi. Spesso si dimentica che la pratica dello sci e la preparazione delle piste comportano già di per sé massicci interventi sull’ambiente.

I capitoli seguenti si basano sulle argomentazioni di Doering & Hamberger (1996). Da un lato, si devono considerare gli effetti delle opere edili, occorrenti per le infrastrutture degli impianti di inneva-mento e, dall’altro, gli effetti dell’innevamento che non riguardano solo le superfici innevate.

Opere edili: più dannose in funzione dell’altitudine

Senza infrastrutture adeguate, non è possibile procedere all’innevamento. La posa di tubazioni per acqua, aria e corrente elettrica richiede opere edili, da effettuarsi con macchinari pesanti che possono danneggiare la fauna, la flora, il suolo e il paesaggio. Gli ecosistemi montani sono delicati e maggiore è l’altitudine, alla quale si trova il cantiere, tanto più tempo occorrerà normalmente per sanare le ferite. Possono passare decenni o addirittura secoli, prima che il suolo e la vegetazione si riprendano da tali interventi.

A ciò si aggiunga che, alla costruzione degli impianti di innevamento si affianca spesso lo spianamento delle piste, in quanto le piste spianate sono più facili da innevare. Ciò rappresenta quindi un ulteriore massiccio intervento sulla natura e il paesaggio.

La flora

Ai grandi guasti causati alla vegetazione dalle opere edili si aggiungono gli effetti sulla flora della neve artificiale stessa, la cui gravità è soggetta a diverse valutazioni. Quello che ancor oggi manca sono i risultati di studi di lungo periodo. Occorre quindi tenere sotto controllo l’andamento.

Gli effetti della neve artificiale sulla vegetazione sono generalmente meno marcati nelle aree soggette ad uno sfruttamento intensivo, situate nelle zone più a valle, rispetto ai territori posti ad altitudini più elevate o sottoposti solo a sfruttamento estensivo. Le variazioni sono indesiderate soprattutto in località con condizioni estreme (zone umide, praterie e pascoli, ecc.).

La fauna

L’attività sciistica influisce negativamente sulla fauna la cui sopravvivenza, proprio in inverno, è legata alla ricerca di quiete e al risparmio di energie. L’innevamento artificiale costituisce un ulteriore fattore di disturbo, soprattutto durante la notte, principalmente a causa del rumore e della luce. Dalle indagini, svolte al Fellhorn in Germania, risulta che l’inizio dell’attività sciistica a metà dicembre provoca un improvviso cambiamento nella scelta degli habitat e nelle attività diurne dei tetraonidi (ma anche di altri animali selvatici). Gli allocchi, le civette caporosso e le civette nane hanno completamente ab-bandonato i propri habitat oltre i 1'500 m, influenzati dall’innevamento, ma anche le lepri, i camosci, i cervi e i caprioli evitano di avvicinarsi agli impianti di innevamento in funzione.

I serbatoi dell’acqua per l’innevamento, a causa delle forti variazioni del livello dell’acqua, possono inoltre diventare delle trappole per gli anfibi. Il prelievo dell’acqua dai torrenti ne può danneggiare l’ecosistema, soprattutto laddove non sia più garantita la permanenza di determinate quantità d’acqua residua.

Il bilancio idrico

L’acqua per l’innevamento proviene generalmente dalle acque correnti e da laghi naturali o artificiali e talvolta viene anche attinta dalle reti dell’acqua potabile, da sorgenti, dalla falda o dalle condotte delle centrali idroelettriche. Nelle Alpi francesi, circa metà dell’acqua per l’innevamento proviene dai bacini di raccolta, un quarto viene prelevato direttamente dalle acque di superficie o sotterranee e un quarto viene attinto dalla rete dell’acqua potabile.

Gli effetti del prelievo d’acqua e del disgelo sul bilancio idrico sono conseguenti al maggior scorrimento d’acqua. Quando si affronta la problematica del prelievo d’acqua, ciò che interessa è non solo la quantità, ma almeno nella stessa misura il periodo e l’intensità del prelievo. Infatti, a novem-bre/dicembre l’innevamento è più intensivo. Ciò significa che, proprio in periodi di scarse quantità di scorrimento, vengono sottratte grandi quantità d’acqua al bilancio naturale. Le quantità d’acqua residua, generalmente prescritte, sono talvolta insufficienti dal punto di vista limnologico e secondo l’associazione ambientalista Bund Naturschutz in Bayern e.V. spesso non vengono rispettate (Doering &. Hamberger 1996). In taluni casi, può addirittura essere messa a rischio la fornitura di acqua potabile.

L’istituto di ricerca Cemagref di Grenoble/F e l’Università di Torino/I, dal 2001 al 2003, hanno svolto uno studio sullo SNOMAX e sul suo impatto sull’ambiente, nell’ambito del quale si è rilevato che la neve artificiale, prodotta con l’aiuto dello SNOMAX, contiene microrganismi in quantità superiori alla media. Lo SNOMAX, grazie alla presenza di sostanze nutritive, creava condizioni ideali per la molti-plicazione dei microrganismi presenti nell’acqua, trasformata in neve artificiale. Proprio con l’utilizzo di additivi come lo SNOMAX, la qualità dell’acqua assume una notevole importanza. L’acqua, utilizzata per l’innevamento, contiene inoltre una quantità di sostanze minerali nettamente superiore alla pioggia o alla neve e provoca effetti concimanti, spesso indesiderati. Ciò avviene anche quando viene utilizzata l’acqua potabile. Se l’acqua viene attinta da fiumi e torrenti, si può presentare il rischio aggiuntivo di una diffusione sulla superficie di sostanze nocive e agenti patogeni, con effetti non solo sulla vegetazione e sul suolo, ma anche sulle sorgenti e sull’acqua freatica (Cernusca 1992; Ufficio federale austriaco per l’ambiente 1992).

Uno studio dello SNV (2002) mostra che, sulle piste innevate artificialmente, in primavera si può manifestare un flusso d’acqua aggiuntivo di notevole portata. Nelle aree oggetto del test dello SNV, rispetto ad altre aree di riferimento non soggette ad interventi, la neve artificiale provocava in media un flusso d’acqua di oltre 360 litri al metro quadro, accentuando ulteriormente i problemi di scorrimento dell’acqua, comunque presenti sulle piste da sci a causa del forte costipamento del terreno. In condizioni sfavorevoli di terreno e vegetazione, come quelle che spesso si incontrano sulle piste da sci, si può manifestare localmente un aumento dell’erosione. In primavera, si possono inoltre creare zone umide nei territori confinanti con le piste, ad esempio nelle foreste. Gli ecosistemi particolarmente sensibili, come le paludi o i biotopi umidi, vengono rapidamente distrutti dalle variazioni del bilancio idrico e sui pendii trasformati in zone umide aumenta il pericolo di frane.

Paesaggio e ricreazione

La costruzione dei sistemi di tubazioni sotterranee di un impianto di innevamento provoca spesso lunghe cicatrici permanenti nel suolo e nella vegetazione. Gli elementi degli impianti di innevamento, montati in superficie, come i punti di prelievo e le stazioni di pompaggio, danneggiano il paesaggio per tutto l’anno, sebbene in una stazione sciistica non rappresentino le installazioni più vistose, in confronto agli impianti di risalita o alle piste spianate.

I sistemi di captazione dell’acqua e i bacini di raccolta costituiscono ulteriori possibili interventi sul paesaggio.

A ciò si aggiungono il rumore e “l’inquinamento luminoso”. Soprattutto di notte e nelle valli strette, i cannoni da neve si odono talvolta a chilometri di distanza. Complessivamente, gli impianti di inneva-mento pregiudicano il valore ricreativo del paesaggio montano.

Excursus: additivi per neve

Quando le temperature si innalzano eccessivamente, sempre più spesso vengono impiegati degli additivi che influiscono sulla temperatura, alla quale l’acqua ghiaccia. Lo SNOMAX della ditta York è di gran lunga l’additivo più noto. Con lo SNOMAX, è possibile un innevamento economicamente sostenibile anche a -3°C e con un’umidità dell’aria molto bassa, addirittura sino intorno agli 0°C.

Il principio attivo dello SNOMAX è il batterio Pseudomonas syringae che viene allevato in speciali serbatoi, liofilizzato e, secondo il produttore, ucciso mediante la sterilizzazione. I batteri agiscono da germi dei cristalli di ghiaccio e generano un processo di cristallizzazione più rapido, a temperature elevate. In tal modo, si può produrre neve a temperature, alle quali l’acqua priva del principio attivo non gela.

Lo SNOMAX consente quindi la produzione di neve con un minor consumo di acqua ed energia. I suoi sostenitori definiscono pertanto lo SNOMAX “compatibile con l’ambiente“, senza però disporre di studi di lungo periodo sui possibili effetti di questi additivi sull’uomo e sull’ambiente.

Excursus: luce e rumore

La luce e il rumore degli impianti di innevamento, soprattutto nelle ore notturne, possono essere mol-to molesti per l’uomo e gli animali. Il potenziale di conflitto aumenta in funzione della densità della popolazione di animali selvatici della zona e della vicinanza degli insediamenti urbani. Se disturbati, gli animali si ritirano sempre più nelle foreste, provocando un maggior numero di danni da morsicatu-ra agli alberi giovani.

Gli impianti ad alta pressione sono normalmente più rumorosi rispetto agli impianti a bassa pressione mentre gli impianti HKD si collocano nel mezzo. Il livello sonoro di un cannone a elica scarsamente rumoroso ammonta lateralmente a 92 dB e davanti e dietro a 94 dB (Ufficio bavarese per la protezio-ne dell’ambiente 2001). Da una serie di misurazioni delle emissioni sonore dei cannoni da neve, effet-tuate nella Stiria nel 1999, è emerso un livello sonoro tra i 76 e i 95 dB a 50 m davanti al cannone, per quanto riguarda i cannoni ad alta pressione, e un livello oscillante tra i 58 e i 70 dB per i cannoni a bassa pressione. In confronto, un’automobile: – 70 dB, forte traffico automobilistico: - 80 dB, un ca-mion: - 90 dB. Nei sistemi ad alta pressione, le emissioni sonore possono raggiungere punte massi-me di 115 dB, più di un martello pneumatico.

Le ulteriori fonti di rumore possono essere rappresentate dalle pompe e dagli impianti di raffredda-mento. Secondo l’Ufficio bavarese per la protezione dell’ambiente (2000), la fascia di pertinenza dell’inquinamento acustico è fino a sei volte maggiore della superficie innevata.

Il futuro dello sci

Il cambiamento climatico non influisce solo sulla certezza della neve, bensì anche sulla domanda di sport invernali. Con un clima più caldo e una maggiore frequenza di periodi con scarsità di neve (soprattutto alle altitudini più basse), lo sci diventerà meno attraente per molte persone. Le misure tecniche (es. innevamento artificiale) e le offerte speciali non possono sostituire la neve che manca. In base a un sondaggio, condotto nella Svizzera centrale, gran parte dei turisti invernali, in caso di man-canza di neve, opterebbe per zone che garantiscano una maggiore certezza della neve oppure scie-rebbe meno (Bürki 2000).

Il cambiamento climatico presumibilmente farà sì che le località sciistiche situate nelle zone più basse perderanno qualsiasi redditività economica, mentre le aree poste ad altitudini più favorevoli potranno in parte trarre vantaggio da questa tendenza. Tuttavia, a medio termine, gli effetti negativi si farebbe-ro sentire anche nelle località situate più in alto, in quanto lo sci perderebbe generalmente d’importanza: le località sciistiche più vicine e adatte alle famiglie potrebbero essere utilizzate per imparare a sciare. Inoltre, i costi degli impianti di innevamento rendono lo sci più caro, facendogli perdere sempre più le prerogative di uno sport popolare.

Uno studio del Ministero austriaco per l’economia e il lavoro (1999) evidenzia inoltre che gli europei, sempre più spesso, prediligono le cosiddette destinazioni sun+beach, per le vacanze invernali. Con i viaggi all’estero, le classiche vacanze sulla neve degli europei perdono quindi d’importanza. In Germania, negli anni 1996/97-1998/99, questa tendenza si è manifestata con un incremento del 33% per quanto riguarda le vacanze all’estero sun+beach e una riduzione del 29% delle vacanze all’estero sulla neve.

Non ultimo, l’andamento demografico in atto nei paesi alpini e negli stati confinanti è indice di una contrazione del turismo sciistico. Infatti, in conseguenza del calo delle nascite, si riduce il numero dei potenziali nuovi clienti.

Alternative

La maggior parte delle località di villeggiatura delle Alpi non è destinata esclusivamente agli sport invernali. Nell’Allgäu tedesco, solo il 20% circa dei turisti pratica sport invernali mentre l’80% si dedica alle escursioni a piedi o in bicicletta (convegno dei Verdi nel consiglio regionale bavarese dell’11 apri-le 2003). Inoltre, anche d’inverno molti turisti arrivano senza sci. A Garmisch-Partenkirchen/D ad e-sempio si tratta di quasi il 90% degli ospiti invernali (Doering & Hamberger 1996). Anche in Francia, nel 2000, solo il 17,7% dei turisti si è recato in montagna per praticare lo sci da discesa; un ulteriore 4,2% pratica lo sci di fondo e il 7,4% altri sport invernali.

Tra le attività praticate, sono state indicate le escursioni, le passeggiate, le visite di monumenti, musei o luoghi speciali quasi tre volte in più rispetto allo sci da discesa, allo sci di fondo e alle altre attività sportive invernali. Persino tra gli sportivi, solo la metà indica lo sci come attività principale. Gli investimenti nelle infrastrutture per gli sport invernali sono quindi spesso sproporzionati, soprattutto se si pensa che la stessa infrastruttura deturpa il paesaggio per tutto l’anno.

Proprio un ambiente intatto e la bellezza del paesaggio costituiscono un capitale estremamente im-portante per il turismo ecologico (ma del resto anche per il turismo in generale). In base ad uno stu-dio, commissionato dal Ministero svizzero per l’economia (istituto di ricerca per il tempo libero, il turi-smo e il paesaggio 2002), il turismo ecologico non rappresenta più affatto un turismo di nicchia. Le spese, sostenute dalla popolazione svizzera per le ferie sul territorio nazionale, ammontavano nel 2001 a circa 5,3 miliardi di Euro, di cui circa il 30%, vale a dire 1,5 miliardi di Euro, imputabili al seg-mento del turismo ecologico. Le aziende operanti nel settore del turismo ecologico prevedono, per i prossimi dieci anni, un ulteriore potenziale finanziario dal 10 al 40%, concentrato nei mesi estivi e costituito principalmente dalle escursioni.

Lo sci incontra sempre più limiti finanziari, ecologici, culturali e gli impianti di innevamento danno il loro contributo. In futuro, occorrerà un maggior numero di forme diverse di turismo, soprattutto dove la neve viene sempre più spesso a mancare.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna