
Fonte “Innevamento artificiale nelle Alpi _Una relazione specifica” www.ambientesalute.org
Fortunatamente l’inizio della stagione sciistica sembra non riservare sorprese: le discrete nevicate di questi giorni assicurano neve sufficiente per l’appuntamento.
C’è da augurarsi adesso che nei prossimi mesi possa essere scongiurato l’utilizzo anche parziale dei cannoni spara neve che tanto risparmiosi non sono: anzi i costi della neve artificiale sono elevatissimi non solo in termini economici.
Inizialmente la neve prodotta artificialmente doveva servire ad attenuare alcune “debolezze” dell’innevamento naturale, soprattutto la sua imprevedibilità, ma ormai sempre più spesso l’innevamento naturale è visto come un’integrazione della neve artificiale e non viceversa.
Per ogni ettaro di pista sono richiesti investimenti dell’ordine di 140'000 €.
Per le Alpi l’innevamento è questione fondamentale per due importanti aspetti.
La certezza dell’innevamento continua a ridursi, sulla scia del surriscaldamento globale, mentre la commercializzazione degli sport invernali ha raggiunto un livello tale che spesso la neve è considerata un “must”. Molte imprese di gestione degli impianti di risalita vorrebbero rendersi sempre meno dipendenti dalle condizioni meteorologiche e i cannoni da neve consentono di fare un passo in questa direzione. “Si ricorre all’innevamento artificiale non solo a causa delle sfavorevoli condizioni atmosferiche, ma an-che per prolungare la stagione sciistica. Per questo, gli impianti di innevamento sono d’importanza vitale per l’economia alpina invernale“
Cosa producono i cannoni da neve?
La risposta è semplice: neve, neve prodotta con macchinari. Ora, questa neve, chiamata perlopiù neve artificiale, è il contrario della neve caduta naturalmente, cioè della neve naturale? No, perché non è la neve stessa ad essere artificiale, bensì il metodo usato per la produzione. Poiché, nell’ambito del turismo all’aperto, il concetto di “artificiale” è considerato negativo e il concetto di “na-turale” ha invece un’accezione positiva, alcuni preferiscono espressioni come “neve tecnica“ o “neve coltivata“. Indipendentemente da come viene chiamata, questa neve ha però una struttura dei cristalli diversa dalla neve naturale, è più compatta, più impermeabile e meno isolante.
Il principio di funzionamento dei cannoni da neve
Per produrre la neve artificiale, occorre nebulizzare finissime goccioline d’acqua nell’aria fredda in-vernale. Una parte dell’acqua evapora, sottraendo calore all’ambiente e di conseguenza le restanti goccioline si raffreddano, gelano e cadono al suolo sotto forma di cristalli e pezzettini di ghiaccio, formando la neve artificiale. Questo processo funziona in modo efficace con temperature dell’aria inferiori a -4°C, con un’umidità inferiore all’80% e una temperatura dell’acqua di max. 2°C. Se la temperatura dell’aria sale sopra i -3°C, l’innevamento diventa antieconomico. Per farla breve, più è secca l’aria e più sono fredde aria e acqua, tanto più favorevoli sono le condizioni per l’innevamento artificiale.
Per produrre la neve artificialmente, occorrono acqua, aria ed energia.
L’acqua
Negli impianti di innevamento, la risorsa acqua assume un ruolo fondamentale. Con 1'000 litri d’acqua, cioè un metro cubo, si possono produrre in media da 2 a 2,5 metri cubi di neve. Per l’innevamento di base (ca. 30 cm di neve, spesso anche di più) di una pista di 1 ettaro, occorrono almeno un milione di litri, cioè 1'000 metri cubi d’acqua, mentre gli innevamenti successivi richiedono, a seconda della situazione, un consumo d’acqua nettamente superiore. In base ad uno studio, condotto in Francia, durante la stagione 2002/03, per l’innevamento di un ettaro di piste, sono stati im-piegati circa 4'000 metri cubi d’acqua. Con un consumo d’acqua di questa portata, per i 23'800 ha di piste innevabili delle Alpi, occorrono ogni anno circa 95 milioni di metri cubi d’acqua, per produrre neve artificiale, il che corrisponde approssimativamente al consumo annuo d’acqua di una città con 1,5 milioni di abitanti.
L’acqua viene attinta da torrenti, fiumi, sorgenti o dalla rete dell’acqua potabile, in un periodo di e-strema scarsità. L’innevamento si pratica infatti soprattutto a novembre e dicembre, ma anche a gen-naio e febbraio, periodi in cui la disponibilità dell’acqua è soggetta a vincoli e fiumi e torrenti raggiun-gono il livello di magra.
Se l’acqua di falda e di sorgente presenta temperature troppo elevate, si costruiscono torri di raffred-damento. Per l’innevamento, è importante disporre in breve tempo di notevoli quantità d’acqua. Con condizioni meteorologiche adeguate, soprattutto all’inizio della stagione si vuole poter produrre la preziosa coltre bianca “a pieno regime”. Quindi spesso viene favorita la costruzione di bacini di rac-colta, atti a garantire l’alimentazione dell’acqua agli impianti di innevamento.
L’energia…
Oltre all’acqua e all’aria, nella neve artificiale c’è anche una notevole quantità d’energia. Il consumo energetico dipende dal sistema tecnico prescelto, dall’ubicazione, dall’approvvigionamento d’acqua e dalle condizioni climatiche. In Francia, secondo un’inchiesta del Service d’Études et d’Aménagement Touristique de la Montagne SEATM (2002), durante la stagione 2001/02, il consumo d’energia per ettaro di pista innevata ammontava a 25'426 kWh. Se si applica questa cifra all’intero arco alpino, (23'800 ha di piste innevate), ne consegue un consumo energetico totale degli impianti di innevamen-to pari a 600 GWh, corrispondente all’incirca al consumo annuo di energia elettrica di 130'000 fami-glie di quattro persone. In Francia, il consumo di energia per metro cubo di neve artificiale durante la stagione 2001/02 ammontava in media a 3,48 kWh.
Da un lato i nuovi modelli di cannoni da neve sono sempre più efficienti dal punto di vista dei consumi energetici e, dall’altro, i nuovi impianti e gli ampliamenti degli impianti di innevamento già esistenti attraversano una fase di boom. La potenza installata degli impianti di innevamento aumenta di con-seguenza e, nel contempo, gli impianti sono in funzione con sempre maggiore frequenza. Comples-sivamente, negli ultimi anni, il consumo di energia è cresciuto enormemente e, con i trend attuali, si prevede che continuerà ad incrementarsi.
Per le centrali elettriche, tuttavia, gli impianti di innevamento si annoverano tra gli utenti meno van-taggiosi. Infatti, da un lato, essi sono in funzione nei mesi invernali, quando il fabbisogno di energia è generalmente alto, e dall’altro, l’acqua idonea alla produzione di corrente viene trasformata in neve per poi in ultima analisi ridiventare acqua di fusione in un periodo, in cui l’acqua sarebbe comunque disponibile in quantità sufficienti.
Tabella 1: Consumo annuo di acqua ed energia per l’innevamento artificiale nelle Alpi a confronto con il consumo medio annuo di una famiglia di quattro persone in Germania.
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Per famiglia di 4 persone |
Per ha di pista inneva-ta |
Per l’innevamento nel-le Alpi |
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Consumo d’acqua
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200 m3 |
4'000 m3 |
95 Mio. m3 |
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Consumo di corrente
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4'500 kWh |
25'000 kWh |
600 Mio. kWh |
Costi di investimento e mantenimento
I costi di investimento per gli impianti di innevamento sono elevati ed anche l’esercizio di tali impianti inghiotte cifre considerevoli. Un metro cubo di neve artificiale (compresi ammortamenti, costi energe-tici, costi per il personale) costa oggi ai gestori tra i 3 e i 5 Euro.
In Svizzera, la regola è che, per un chilometro di pista innevabile, si calcola un investimento di circa 650'000 Euro. Nel Cantone Vallese, secondo Zurschmitten & Gehrig (2004), i costi di gestione am-montano in media a 33'000 Euro per chilometro, con una differenza irrisoria pari a soli 2'000 Euro tra un inverno normale e uno con poca neve. Per alcuni impianti di risalita, i costi arrivano sino a 50'000 Euro al chilometro. In media, gli impianti di risalita del Cantone Vallese impiegano l’8,5% del fatturato per l’innevamento artificiale, con percentuali che arrivano sino al 17% del fatturato per singoli impianti di risalita di piccole dimensioni.
In Svizzera, sono stati sinora investiti circa 330 milioni di Euro in impianti di innevamento (Mathis, Siegrist & Kessler 2003), con i quali si possono innevare circa 2'300 ettari di piste da sci. Di conse-guenza, in Svizzera, per ogni ettaro di pista innevabile, sono stati investiti in media 143'000 Euro in impianti di innevamento, cifra paragonabile ai calcoli della CIPRA, secondo cui, per ogni ettaro di su-perficie innevabile si spendono in media 136‘000 Euro. Gli impianti di innevamento per i 23'800 ettari stimati di piste innevabili delle Alpi richiedono quindi un investimento complessivo nettamente supe-riore ai 3 miliardi di Euro. Secondo Mathis, Siegrist & Kessler (2003), le imprese svizzere di gestione degli impianti di risalita dovrebbero investire circa 1,2 miliardi di Euro in impianti di innevamento, per raggiungere un livello paragonabile all’Austria.
In Austria, nella stagione 2002/03, sono stati investiti 128 milioni di Euro in impianti di innevamento (Associazione degli impianti di risalita austriaci 2003) e, nella stagione 2003/04, addirittura 176 milioni di Euro. In Francia, nel 2004, erano 60,5 milioni di Euro (SEATM 2003).
Chi paga?
Gli investimenti in impianti di innevamento sono elevati. La ripartizione dei costi tra le imprese di gestione degli impianti di risalita e la pubblica amministrazione variano caso per caso e talvolta i Comuni sono comproprietari delle imprese. È quindi difficile sapere esattamente chi e quanto paga in ultima analisi, poiché le possibilità di sovvenzionamento si differenziano non solo da uno stato all’altro, ma spesso anche tra i diversi Länder federali, da un Cantone all’altro e da una Provincia all’altra e l’entità dei contributi della pubblica amministrazione presenta caratteristiche diverse.
In generale, in tutto l’arco alpino, cresce la pressione sulla pubblica amministrazione, affinché partecipi maggiormente al finanziamento degli impianti di innevamento. L’esempio più recente è costituito dalla Baviera, dove l’intenso dibattito in corso a livello del Consiglio del Land fa ritenere che l’incentivazione degli impianti di innevamento con fondi pubblici, sinora non prevista, sarà presto pos-sibile. Per l’Associazione degli impianti di risalita austriaci, sarebbe una regola di correttezza che tutti i soggetti che traggono vantaggio dal turismo invernale (quindi anche il settore alberghiero, ecc.) .
continua parte II