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Il Car Pooling per il Turismo Sostenibile

carpooling_hotelsostenibileIl settore della mobilità contribuisce per il 20 % circa alle emissioni di gas serra in Italia. Realizzare politiche pubbliche per la mobilità sostenibile è uno dei precetti della Carta di Aalboorg, il trattato internazionale su cui si basano i processi di Agenda 21 locale per lo sviluppo sostenibile. Le politiche in favore della mobilità alternativa sono un tratto distintivo degli ambienti urbani maggiormente vivibili.

E’ ormai opinione condivisa che siano necessarie strategie che impieghino strumenti anche molto diversi, purché complementari e coerenti, per raggiungere i migliori risultati in questo ambito.

Tra questi strumenti c’è anche il car-pooling, letteralmente "auto di gruppo", una modalità di trasporto che consiste nella condivisione di automobili private tra un gruppo di persone.

Il car-pooling incontra difficoltà note:

la diffidenza nei confronti di compagni di viaggio sconosciuti (sebbene non si conosca alcun  caso di violenza);

il timore che si perda l’autonomia considerata connaturata all’uso individuale dell’auto privata.

Tutto ciò fa di questa modalità di trasporto uno strumento tendenzialmente più adatto alle esigenze di mobilità di utenti giovani, informaticamente alfabetizzati, sensibili alle questioni ambientali.

Parallelamente è probabile che il car-pooling soddisfi bisogni di mobilità prioritariamente diversi dagli spostamenti casa-lavoro; in generale tutte quelle esigenze in cui l’utente è disposto ad accettare il rischio di ritardi dovuti a contenute variazioni di itinerario e orario.

D’altro canto, è bene sottolineare che nelle piccole aree urbane e in tutte quelle contraddistinte da modelli insediativi distribuiti, la concorrenza dell’autovettura privata rispetto ai trasporti pubblici è notevole. In questi casi offrire servizi pubblici di trasporto è più costoso e si riscontrano nel medio periodo anche ostacoli comportamentali e culturali all’uso di mezzi alternativi all’auto privata. Il car-pooling si rivela allora uno strumento integrativo consigliato e potenzialmente più efficace.

Il paradigma attuale

Il car-pooling, riconosciuto dalla normativa italiana  come degno di  promozione, in realtà è in una fase ancora sperimentale. Alcune esperienze, difatti, hanno incontrato non poche difficoltà dopo il momento del lancio; alla loro osservazione e conoscenza deve un riconoscimento importante la nostra proposta, che si caratterizza come sperimentazione avanzata in grado di superare i limiti delle applicazioni fino ad ora conosciute.

Tali limiti sono riconducibili essenzialmente all’efficacia assoluta, rispetto alla quale peraltro è bene asserire che i risultati del car-pooling non saranno mai paragonabili a quelli, ad esempio, del trasporto pubblico.

Tuttavia, laddove si effettui un calcolo del costo in rapporto al numero di km/auto risparmiati (a loro volta traducibili, ai fini di una valutazione dei costi e benefici sociali, in minori inquinanti in ambiente urbano, minori gas serra, minori incidenti stradali, minori perdite di tempo da traffico, ecc.) è lecito affermare che il car-pooling può risalire sorprendentemente un’ideale graduatoria di efficienza dei vari strumenti, occupando una propria nicchia e meritando una considerazione rinnovata.

La tendenza attuale è verso modelli di servizio web-based. Si tratta, in sostanza, di siti internet riconducibili alla fattispecie web 2.0 nei quali i contenuti sono prodotti dagli utenti. Le comunità virtuali che animano i siti web 2.0, usano gli strumenti di comunicazione interpersonale messi loro a disposizione e possono essere generaliste oppure incentrate su particolari strumenti, mezzi espressivi, argomenti, oggetti… Nel caso dei siti web 2.0 per il car-pooling, gli elementi che identificano le comunità sono la sensibilità ambientale e la condivisione di modelli di consumo e di vita improntati alla sobrietà e alla solidarietà.

I limiti di efficacia dei siti per il car-pooling sono riconducibili al corretto funzionamento del meccanismo preposto a realizzare la combinazione tra domande e offerte di viaggio (matching) e soprattutto alla necessità di avere una comunità sufficientemente vasta da mettere a disposizione una massa critica di domande e offerte da collegare tra di loro.

Una comunità esigua è un vizio esiziale in quanto si innescano feedback negativi che compromettono le possibilità del servizio di affermarsi. In altri termini se non c’è la comunità il servizio non funziona e se il servizio non funziona la comunità non cresce. Il rischio è tanto più concreto quanto più l’ambito territoriale di riferimento è vasto o indefinito. Le probabilità che domanda e offerta si incontrino aumentano se il servizio è riferito ad una città e degradano a livelli di insufficienza se invece il servizio è collegato indistintamente al territorio nazionale.

A conferma della validità di questa analisi sta il fatto che si allontanano dallo schema, e dalle difficoltà descritte, i siti che organizzano il car-pooling in occasione di circostanze e verso luoghi specifici (ad esempio concerti, eventi fieristici ecc.) o su lunghe percorrenze.

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