di Andrea Giovani ed Antimo Di Martino _ DOSSIER UNI 2010 _ Rete LCA
Quotidianamente assistiamo a pratici riferimenti in merito alla Sostenibilità Ambientale dei prodotti concepiti come “Sistema” ovvero, come risultato di una collezione di processi unitari, collegati tra loro da flussi intermedi.
- si prefiggono di raggiungere le prestazioni caratteristiche impiegando sempre minori quantità di materia,
- si basano su materiali rinnovabili e su processi produttivi non inquinanti,
- impiegano lavorazioni e materiali non tossici,
- consentono la realizzazione dei prodotti impiegando materiali omogenei, facilmente separabili in fase di manutenzione, trasformazione, smontaggio, demolizione, smaltimento e riciclo.
Queste nuove esigenze comportano necessariamente, in fase progettuale, l’introduzione di nuove tecnologie in tema di salvaguardia dell’ambiente, in funzione di una sostenibilità che va dal risparmio energetico, al “controllo del ciclo di riuso”.
La questione del riutilizzo/riciclo degli scarti di produzione diviene quindi un dato progettuale, intendendo che il progetto deve essere la sede in cui sono determinate le strategie in materia.
Poiché il ciclo di vita utile del costruito diviene irrimediabilmente sempre più breve, è necessaria la diffusione della consapevolezza che ogni materiale o prodotto (in presenza di azioni adeguate, i.e. normative gestionali, tecnologiche ecc.) abbia la possibilità di uscire dal suo tradizionale circuito di smaltimento, facilitandone il recupero, per divenire egli stesso risorsa in altri cicli produttivi.
Si deve infatti considerare che il rifiuto non si identifica con un materiale dalle caratteristiche chimico‐fisiche alterate, ma è definito tale dall’atteggiamento di chi lo possiede in relazione all’incapacità o volontà di dargli in quel momento una nuova funzione.
Non è sufficiente un uso consapevole dei materiali a garantire la sostenibilità del Sistema: le scelte vanno condotte con riguardo all’intero Expected Life Cycle (ELC) del prodotto.
L’ELC può essere a sua volta solo sommariamente articolato nelle fasi di programmazione, progettazione, costruzione, uso e dismissione.
Gli ultimi tre termini (costruzione, uso e dismissione) possono assumere caratteri di sostenibilità diversi a seconda del sistema tecnologico adottato.
Si dovranno considerare le indicazioni del Life Cycle Design (LCD) e del Life Cycle Assessment (LCA) che specificheranno di quali mutabili esigenze e future necessità si dovrà tener conto nel ciclo di vita della struttura, in termini economicamente sostenibili.
Nelle esigenze di una progettazione LCD assume allora rilevanza la scelta di un Sistema Tecnologico che consenta facili ed economiche azioni di flessibilità interna e di adattamento, finora spesso trascurate in fase di progetto.
E’ comprensibile l’impatto di questo tema sulla conduzione dei cantieri navali, sulle politiche ambientali delle Amministrazioni Locali e Nazionali, sulla gestione dei porti, delle darsene e delle discariche.
Si intende stimolare anche i proprietari e gli armatori a partecipare attivamente alla dismissione organizzata e sostenibile dei natanti, delle imbarcazioni, delle navi in condizione di fine vita.
I lavori del GL5 dell'UNI, orientati alla realizzazione di un progetto di norma dedicato allo “Yacht Recycling”, nello specifico la ISO 30008, hanno interpretato quanto enunciato affermando che "Lo scopo della norma è definire i requisiti specifici per effettuare il decommissionamento di una imbarcazione definita “a fine vita” (nella fattispecie large yacht).
La norma regola e armonizza i rapporti e i relativi effetti intercorrenti tra il produttore, il proprietario e un soggetto preposto al decommissionamento (gestore ambientale, piattaforma).
La norma ha per riferimento le normative ISO, le norme comunitarie relative alla gestione dei rifiuti (es. norma 1013/2006), le norme comunitarie e nazionali in materia di politiche ambientali atte alla prevenzione dei rischi per la salute pubblica e di inquinamento.
La norma recepisce le normative in materia di prevenzione e gestione dei rischi relativi alla sicurezza dell'uomo nei luoghi di lavoro.
In base a tali parametri, ci si potrà riferire ad esperienze specifiche di altri comparti industriali che già da tempo operano in tal senso, avendo messo a punto strategie e politiche adeguate ai diversi prodotti e ai relativi processi industriali.
La normativa in materia di rifiuti, in continua evoluzione, ha già sviluppato nuovi indicatori sensibili per una corretta gestione degli stessi.
La Direttiva 2008/98/CE sulla gestione dei rifiuti sottolinea altri due aspetti che sono fondamentali per lo studio di una nuova norma come la ISO 30008. Tale Direttiva, che dovrà essere trasposta dagli Stati membri entro il 12/12/2010, rimarca la necessità di una "gerarchia dei rifiuti" che privilegi il riuso e il riciclo allo smaltimento; rimarca inoltre una Responsabilità Estesa del produttore in base alla quale viene ratificata la responsabilità del "rifiuto" in capo al produttore iniziale (e in rivalsa sul consumatore).
Al fine di armonizzare la gestione dei rifiuti da vetroresina, siano essi residui di lavorazione, stampi, unità ecc., è necessario creare una filiera specifica che determini un accettabile livello di equilibrio dei flussi dei materiali e relative economie.
La scala territoriale della filiera del riciclo deve essere attiva ed efficiente.
Deve essere alimentata con regolarità di residui da riciclare, in quantità e con caratteristiche idonee e capaci di garantire un approvvigionamento costante di prodotti riciclati, qualitativamente e quantitativamente accettabili, oltre che economicamente competitivi.
Gli utilizzatori di materia prima‐seconda dovranno assicurare una domanda continua e non episodica.
L’impiego delle materie prime‐seconde dovrà essere effettivo e sistematico in sostituzione od abbinamento alle materie prime all’origine, ove ciò risulti tecnicamente ammissibile.
Il verificarsi di queste condizioni presuppone che siano rimosse le barriere di natura tecnica e, soprattutto, non‐tecnica, tramite la costituzione di un Consorzio Volontario, partecipato dall’Amministrazione Pubblica (Min. Ambiente_Industria_Trasporti), da UCINA, ANIA, CNR, ENEA, UNIVERSITA’ e dai Produttori di Resine, Rinforzi, Macchine, a cui aderiscono le aziende trasformatrici di vetroresina operanti nell’industria. Il compito del Consorzio sarà quello di determinare:
- Strutture Operative
- Attività Operative
- Criteri di Riuso
- Criteri di Valutazione del recuperato
- Comparazione dei costi
- Potenziale Formativo
- Necessità Amministrative
Trascorso il decennio della produzione “Euforica” ed illimitata dobbiamo ora traguardare un diffuso e profondo senso di responsabilità etica e sociale che permetta l’organizzazione virtuosa ed economicamente sostenibile dei cantieri, i quali non mancheranno al dovere di soddisfare le aspettative dei committenti e le necessità dell’ambiente, garantendone la protezione, per i nostri figli.