Il Progetto Turismo di Federturismo e Confindustria 100 miliardi di euro. Per chi?

Riceviamo e pubblichiamo volentieri Articolo di Renato Andreoletti

brambilla_hotelsostenibileEmma Marcegaglia è il presidente di Confindustria. Le sue aziende del settore industriale fatturano 16 miliardi di euro. E’ presente anche nel turismo ma per gli spiccioli. Possiede alberghi ad Albarella, in Veneto, e Pugnochiuso, in Puglia. Di recente ha attivato una catena alberghiera nel settore del lusso, Eleganzia Hotels, con Lorenzo Giannuzzi, Massimo Caputi e altri soci. Sono proprietari e gestiscono il Forte Village di Santa Margherita di Pula in Sardegna, Castel Monastero in Toscana e La Maddalena Hotel & Yacht Club sull’isola della Maddalena, in Sardegna, dove si sarebbe dovuto svolgere il G8 che fu trasferito all’Aquila.

Daniel Winteler, presidente e amministratore delegato di Alpitour World, è il presidente di Federturismo e rappresenta Confindustria nel settore. Winteler ha commissionato a PricewaterhouseCoopers uno studio su come raddoppiare l’incidenza del turismo sul PIL del nostro Paese. L’ambizione è di passare dall’attuale 9,5 al 18,5 per cento, il tutto entro il 2020. Lo Stato dovrebbe investire 40 miliardi di euro, i privati gli altri 60. Lo Stato incasserebbe 100 miliardi di euro solo di tasse. Investimenti infrastrutturali, grandi eventi, destagionalizzazione, promozione, formazione le cinque aree in cui intervenire. Gli addetti al settore dovrebbero diventare 4,3 milioni. Federturismo ha presentato al governo un piano nazionale per il turismo.

Il numero 100 è carismatico. Il popolo dei Lanna, in Tailandia, lo considera un numero fortunato. Le massaggiatrici Lanna per esempio propongono trattamenti della durata precisa di 100 minuti. 100 è un numero che ha ispirato anche un altro attore che ha assunto un ruolo importante nel turismo italiano: il Gruppo Intesa, la banca diretta da Corrado Passera che ha finanziato la nascita di NH Hoteles, la più grande compagnia alberghiera italiana con casa madre in Spagna che ha acquisito Jolly Hotels e Framon Hotels oltre a parecchi altri alberghi nel nostro Paese.

Anche Gruppo Intesa durante un convegno convocato ad hoc parlò di 100 miliardi di euro per sviluppare il turismo in Italia. La cifra fu fornita dal suo Centro studi.

Scusate se disturbiamo, ma ci sembra che Confindustria e Gruppo Intesa abbiano scoperto che l’acqua bolle a 100 gradi. Ovviamente al livello del mare. Se si sale a 2000 metri di quota, l’acqua bolle a 80 gradi. Gli chef a quelle quote evitano di cucinare i risotti: il riso risulterebbe scotto.

Chissà quanto sono costati i consulenti che hanno redatto quegli studi: se ci chiedevano un parere, glielo fornivamo gratis. Sulla temperatura di ebollizione dell’acqua, ovviamente. Sul turismo no, chi se ne occupa da sempre o quasi non può non avere qualche perplessità su come politici, finanzieri e industriali affrontano il settore.

Difficile che nei loro piani ci siano termini come Turismo Sostenibile, Responsabilità Sociale del Turismo, Qualità della vita dei residenti, Soddisfazione del Cliente, Certificazione della Qualità Dimostrata, Difesa del patrimonio naturale, sociale e culturale. Perfino quando parlano di cifre, se ne guardano bene dal dire che sono delle semplici stime. Winteler parla di un’incidenza del turismo sul PIL italiano del 9.5 per cento. Carlo Stocchetti, direttore generale di Mediocredito Italiano, parla del 12 per cento. Non stanno parlando di banane... L’Istat, l’istituto ufficiale di statistica, si rifiuta da sempre di fornire i fatturati del turismo in Italia. Lo fa solo la Banca d’Italia relativamente all’incoming e all’outgoing. Quanto fattura il mercato domestico è uno dei segreti meglio conservati. Neppure Giulio Andreotti lo sa. Lo stesso ministro del Turismo Michela Brambilla, normalmente in altre faccende affaccendata, non ha mai osato avventurarsi su questo argomento.

L’approccio di questi piani ricorda inoltre quello dell’industrializzazione del Paese tra anni Cinquanta e anni Sessanta dello scorso secolo: milioni di persone costrette a trasferirsi dal Sud al Nord senza alcuna politica dell’accoglienza, la delinquenza organizzata come strumento di controllo delle tensioni sociali al Sud, l’abbandono delle campagne al Sud e delle montagne al Nord, la distruzione del territorio. Siamo diventati un Paese ricco e moderno ma con squilibri talmente profondi da far temere che l’anno prossimo anziché celebrare i primi 150 anni dell’unità d’Italia assisteremo a un ritorno agli Stati prerisorgimentali. Di fatto le 20 Regioni agiscono già come Stati indipendenti, almeno sul versante della spesa.

Non vorremmo, scusate la malizia, che i famosi 100 miliardi di euro rappresentino l’ennesimo tentativo di spartirsi un assai ricco bottino tra i soliti pochi noti: banchieri, industriali, politici. Non vorremmo, inoltre, che questi piani nazionali siano la scorciatoia per passare con una scopa d’acciaio sul tessuto sociale del nostro sistema turistico per assimilare l’Italia al modello francese, basato su oligopoli industriali, anziché valorizzare e riqualificare l’imprenditoria familiare come è avvenuto in Svizzera, Austria, Germania e Sud Tirolo (la 21° regione italiana).

Non vorremmo il bis del Portale Italia, costato 9 milioni di euro e poi chiuso per non buttarne via 48 di milioni di euro, come programmato dall’ineffabile Lucio Stanca, che poi è andato all’Expo 2015 di Milano dove dopo un anno, e un’altra voragine finanziaria, è stato convinto a dimettersi. Per non parlare di Sviluppo Italia e dei guai che ha combinato. Tutti personaggi dell’Industria con la i maiuscola...

Anche noi abbiamo pubblicato un Progetto Turismo Italia, elaborato da SOLIDUS, il forum costituito dalle otto più importanti associazioni professionali del settore alberghiero. Chissà se Winteler, Marcegaglia, Passera e soci gli abbiamo mai dato una scorsa. se non altro avrebbero risparmiato le parcelle dei loro consulenti, notoriamente assai costosi. (RA)

 

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