Fonte primonumero.it
Termoli. Il vecchio albergo sul Lungomare Cristoforo Colombo sarà demolito. Al posto del Rosary un edificio nuovo di zecca, ricostruito ex novo, ma senza più una destinazione turistica. Invece di camere d’albergo, appartamenti a uso privato. E di lusso, secondo le intenzioni dei nuovi proprietari, consapevoli evidentemente del valore eccezionale del posto: affaccio diretto sul mare e centralissimo, con servizi e luoghi del passeggio e dello shopping a due passi. La struttura, che versa in condizioni di degrado e accusa i contraccolpi dell’età e della carenza di manutenzione, è passata in mano, dalla vecchia proprietà della famiglia Crema, alla Crm Costruttori Riuniti Molisani Srl, termolese. Che ora ha ottenuto dal Consiglio Comunale di Termoli il nulla osta per le operazioni di demolizione e ristrutturazione.
L’ordine del giorno è passato con 17 voti favorevoli della maggioranza nella seduta di lunedì 25 luglio. Malgrado i quattro no degli esponenti di minoranza Daniele Paradisi, Mario Di Blasio, Filippo Monaco ed Erminia Gatti e la non partecipazione al voto di Remo Di Giandomenico, la maggioranza ha dato attuazione alla delibera di Giunta dello scorso 7 luglio, che in esecuzione alle larghe maglie del Piano Casa prevedeva appunto la trasformazione del Rosary.
La discussione ha visto un susseguirsi di interventi, a cominciare dal consigliere Filippo Monaco, che ha parlato di dubbi e violazioni, in riferimento alla cessione delle aree standard in contrada Difesa grande e al fatto che «non viene rispettato quanto stabilito da una sentenza della Corte di Cassazione, cioè che ai geometri non può essere affidata la progettazione dei lavori».
«Più che un Piano Casa si dovrebbe parlare di una legge condono - ha aggiunto Di Giandomenico - Ritengo che nel caso del Rosary, essendo costruito prima dell’entrata in vigore del Prg non si applichi la Legge del Piano Casa. Non ritengo questo oggetto di competenza del Consiglio comunale quindi non partecipo al voto. Chiedo che l’argomento venga rinviato in commissione, altrimenti ci rivolgeremo alle autorità competenti». Questa scelta «stravolge la nostra città - ha esordito Francesco Caruso - al di là del rispetto della legge regionale sul piano casa, deve esserci un piano alternativo di sviluppo turistico della città». Paradisi ha fatto riferimento alla penuria di posti letto sul pimo tratto del lungomare nord. La Gatti ha rivolto un appello a tutti i consiglieri, chiamati a compiere una scelta responsabile: «E’ una responsabilità molto grande, questi interventi saranno irreversibili. Io non sono convinta. Seimila metri cubi in più, una colata di cemento, si seguono le stesse linee di una lottizzazione abusiva mascherata con il Piano casa». Prima della votazione Ennio De Felice ha ribattuto ai dubbi e perplessità specificando che si tratta di un piano esecutivo, non di un progetto, «dovrà essere poi in seguito dato il permesso di costruire, già sono stabiliti i vincoli. Non c’è una legge che vieta di fare cose che non piacciono agli altri. I posti letto del Rosary non esistono da due anni. Le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria erano enormi, aveva grandi problemi strutturali. Abbiamo perso una catapecchia in centro, tutti gli altri alberghi sono attivi, non mi sembra così drammatico».
L’articolo 3 della legge, recepita dall’Amministrazione di Antonio Basso Di Brino, stabilisce la possibilità di “interventi per favorire il rinnovamento e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente realizzando interventi di demolizione e ricostruzione con aumenti fino al 35 per cento del volume esistente per edifici destinati a uso residenziale”. E’ proprio il caso del Rosary, che in virtù del progetto esecutivo si appresta a diventare l’ennesimo residence di Termoli nord. Con aumento di cubatura rispetto all’edificio originario, e a condizione che vengano rispettate determinate prescrizioni concordate con il Comune, come le finiture e le cromature esterne, la valutazione in corso d’opera delle caratteristiche geomeccaniche, la corretta sistemazione idraulica. Come corrispettivo la società titolare cederà al Comune la particella 661 dell’area, che il Piano regolare destina a Verde pubblico attrezzato. Si tratta di 4.230 etri quadri dove realizzare, a spese pubbliche, un giardino o strutture sportive a zero impatto.
Dunque non c’è più alcun ostacolo. Come già accaduto per il Somerist – trasformato grazie al Piano Casa in abitazioni private, tuttora in vendita – e per il Garim, che l’imprenditore Dante Di Dario ha acquistato per riconvertire in residence di lusso a uso privato (sulla carta gli alloggi del complesso, denominato “Acqua di Mare”, sono già in vendita a un costo che supera i 5000 euro al metro quadro), anche il Rosary cambia volto e destinazione. E si appresta a diventare un residence di lusso, ultima tendenza della città adriatica dove i vari costruttori auspicano un’impennata del mercato di settore del lusso. Non è un caso se nell’ultimo periodo questa fetta dell’immobiliare ha registrato un discreto interesse. La realizzazione del complesso turistico Martur, un quattro stelle al confine tra Termoli e Petacciato di proprietà di un imprenditore di Campobasso inaugurato la scorsa estate, accende i riflettori sulla nuova tipologia di alloggio in voga al momento: appartamenti curati, con discesa diretta sulla spiaggia, inseriti in un contesto attrezzato di tutti i confort per le vacanze: dal ristorante alla piscina.
L’attenzione degli investitori si è focalizzata anche sull’hotel Modena, ubicato anche questo sul lungomare nord, in procinto di passare in mano a un’altra proprietà che vorrebbe demolirlo e ricostruirlo ex novo secondo il nuovo format abitativo, che privilegia appunto il lusso.
A fronte di un generale impoverimento dei nuclei familiari standard, che complice la crisi e il livello di disoccupazione riescono sempre più difficilmente a contrarre mutui per acquistare appartamenti, prende piede il mercato del lusso, che si traduce con investimenti da parte di chi ha liquidità economica in questo momento di alloggi a cinque stelle ubicati sul Lungomare nord, area peraltro al completo dove i lotti edificabili sono esauriti. Segno che il divario sociale si allarga ulteriormente.